Langa 01 VAR5057 1 cor01 1366x911pxPiù volte sono stata a visitare le Langhe, un territorio magnifico dove l’orizzonte non è mai chiuso. Una successione di colline, rocche, castelli, borghi. Un paesaggio vitato unico, con le piante di nebbiolo, barbera, dolcetto disposte in modo perpendicolare rispetto alla pendenza della collina. Nel principio dell’autunno il fascino delle prime nebbie crea dei piani di luce tridimensionali, in queste giornate sembra che la natura ti inviti ad un’intima riflessione e per me ogni volta è come ritornare a casa.

Langa 02 VAR4474 1 rit01 815x1366pxTerritorio unico, anche per il notevole patrimonio enogastrono-mico che possiede. I luoghi più veri rappresentano la storia, le tradizioni, il vissuto degli uomini. Il territorio delle Langhe è la fierezza dell’Uomo Piemontese, la sua riservatezza, la conservazione delle tradizioni.

A Bra in provincia di Cuneo, tra Langhe e Roero, vive ed opera Carlo Petrini, Carlin per gli amici, fondatore nell’anno 1989 di Slow Food di cui è Presidente Internazionale. Dalle sue idee sono nati il Salone del Gusto di Torino, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ed il grande progetto di Terra Madre, una rete permanente delle comunità locali del cibo, diffusa in 150 Paesi del Mondo, che si pone l’obiettivo di operare per un nuovo modello economico, agricolo, alimentare e culturale.

E’ un modo nuovo di intendere la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo del cibo, che trae profonde origini dal passato e dalla storia dei diversi popoli, ma che ha uno sguardo proiettato in avanti” (Carlo Petrini, Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, Slow Food Editore, 2009)

Il 12 ottobre scorso a Sesto al Reghena (PN) la Confraternita della Vite e del Vino del Veneto Orientale e del Friuli Venezia Giulia ha ospitato, presso l’Auditorium Burovich, Carlo Petrini per una relazione su una tematica di attualità: “le buone pratiche di un’agricoltura che difende ambiente e biodiversità”. Ecco in sintesi che cosa ci ha raccontato.

In questo momento storico, l’uomo della nuova era “Antropocene” è consapevole che a livello globale il suo modo di operare ha prodotto degli effetti negativi sul delicato ecosistema del pianeta nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e geologiche. Si parla infatti sempre più frequentemente di “sviluppo sostenibile” per azioni che dovrebbero caratterizzare un nuovo progetto agricolo, una nuova ecologia che tuteli la terra e gli esseri viventi.

Carlo Petrini ci fa riflettere sull’etimo della parola “sostenibile”. Sostenibile, è una azione che prolunga i suoi effetti nel tempo. Nella nostra attuale società dei consumi non si considerano affatto i principi del risparmio, del riuso e del riciclo, e la maggior parte dei beni ha una durata limitata. Ugualmente anche lo spreco di cibo è contrario all’etica, perché non ne rispetta la sacralità. Il cibo industriale globale è diventato “commodity”, cioè un bene omologato che deve costare poco, essere disponibile in qualsiasi stagione dell’anno ed in grandi quantità, con gravi problematiche e costi per smaltirne le eccedenze. Si calcola che il 35% del cibo prodotto non viene consumato e questo è un enorme spreco.

Langa 03 VAR0868 911x1366pxLe pratiche per una “buona agricoltura” devono necessariamente tendere a ridurre le eccedenze, produrre con un senso del limite. Si devono inoltre ricreare le condizioni di salubrità dell’Habitat con il rispetto degli equilibri naturali, che si realizzano anche con la tutela dei boschi e delle siepi, che favoriscono la presenza degli insetti. Va considerata la biodiversità come un patrimonio culturale e identitario da preservare e tutelare. Ricerca e scienza devono collaborare facendo tesoro dei saperi antichi, frutto di un’esperienza secolare.

I contadini devono ricevere un giusto profitto dal loro lavoro ed i consumatori devono poter acquistare prodotti qualitativamente elevati ad un giusto prezzo. Attualmente la grande distribuzione determina il prezzo dei cibi che immette sul mercato, che spesso sono ingiusti per gli agricoltori che li producono.

Ricostruire la filiera dell’agro-alimentare, produrre cibo sano, di qualità, senza contaminare l’ambiente con azioni che concorrono al riscaldamento globale, all’impoverimento dei suoli, alla desertificazione delle terre fertili, all’inquinamento ambientale, alla perdita di un immenso patrimonio di varietà animale e vegetale sono un progetto ed una sfida di grande portata che dovrà necessariamente essere attuata per riportare in equilibrio il rapporto vitale tra la Terra e gli uomini. Uomini, piante, animali e terra sono interconnessi, il benessere degli uni è correlato a quello degli altri.

Un intervento accalorato, pronunciato con la consueta verve, una lectio magistralis su tematiche che nessuno di noi può ignorare. Produttori , cittadini-consumatori, i giovani che rappresentano il nostro futuro e la nostra speranza, tutti noi siamo chiamati, senza indugio, a compiere delle azioni concrete per arginare la deriva e salvare il Pianeta Terra favorendo lo sviluppo e l’incentivazione della produzione e del commercio locale, riscoprendo il valore della biodiversità, consapevoli dei limiti di una agricoltura convenzionale e delle problematiche connesse con la grande distribuzione industriale del cibo. Ugualmente la chiusura delle piccole attività, delle botteghe che rendono “vive” le piccole borgate ed i quartieri della città sono un impoverimento per la qualità della vita delle persone.

Ecco perché anche fare la spesa si può trasformare in un atto di consapevolezza che assume una valenza economica, sociale e politica.

Carlin Petrini ha concluso la sua relazione con una frase di Sant’Agostino: ”Le parole muovono all’azione, ma sono gli esempi a trascinare”.

 

Antonella Pianca

 

Fotografie di Antonella Pianca ©2017-2018 - “Omaggio alla Langa del Barolo” – Foto 1: Paesaggio di Langa verso La Morra – Foto 2: Uno storico produttore di Barolo, il comm. Accomasso, e il suo Vino – Foto 3: L’impianto di un nuovo vigneto a La Morra – Foto 4: Paesaggio di Langa

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Lombrinico 01 ANT0677 1 1366x912pxLa Terra, il pianeta nel quale viviamo, è il risultato del lavoro di molteplici forze od elementi. Terra, Aria, Acqua e Fuoco contribuiscono a creare la Forza Vitale ed a permettere la vita. Se gli elementi sono in equilibrio, piante, fiori, animali e uomini sono in salute. Molte antiche tradizioni mediche hanno una visione olistica della vita, così come lo sono i principi a cui si ispira l’agricoltura biodinamica, una filosofia agricola che applica gli insegnamenti di Rudolf Steiner (1861-1925).

Anche Santa Ildegarda di Bingen Am Rhein (Germania), filosofa, studiosa delle scienze mediche e teologiche, vissuta nel XII secolo, nei suoi trattati di Medicina analizza le virtù dei quattro elementi e gli influssi della qualità dell’acqua e del terreno sui viveri e sul raccolto. Una relazione di cooperazione e sinergia nella quale si rivela fondamentale un terreno salubre, vivo, non contaminato da sostanze che ne impoveriscono la struttura.

Un suolo ricco di humus e di microrganismi permette alle piante di crescere sane, con la necessità di minimi interventi. Al contrario, un terreno impoverito da fertilizzanti chimici, pesticidi, diserbanti è un terreno che ha perso la sua vitalità.

Lombrinico 02 ANT0678 rit02 1366x912pxNico Mariotto e Rosella Giacometti hanno dato vita nei terreni di famiglia, a Sernaglia della Battaglia(TV), alla azienda “LOMBRINICO”. L’azienda produce humus, come risultato dell’allevamento del Lombrico Rosso della California (Eisenia Fetida e Eisenia Andrei), una specie longeva – si dice che possa vivere fino a 15 anni - che trasforma il letame equino proveniente da un maneggio locale in un fertilizzante naturale di alta qualità. I lombrichi svolgono una importantissima funzione rigenerante, filtrano ed elaborano in continuazione il terreno nel quale vivono. Il loro continuo scavare gallerie e rimescolare la terra permette una buona aerazione ed il drenaggio dell’acqua; il risultato della loro attività di digestione del terriccio e dei residui organici che sono presenti ci viene restituito come composto organico, l’humus, ricco di nutrienti.

L’humus è utile non solo come concime organico, stimola l’attività del suolo migliorando la struttura del terreno, contribuisce a mantenere in salute le piante conservando la giusta umidità, non brucia le radici. E’ ideale per la coltivazione dell’orto, delle piante da frutto, dei vigneti, dei giardini ed anche per le piante in vaso ed è una sostanza consentita nella pratica dell’agricoltura biologica. L’humus, contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare, non emana nessun cattivo odore; al contrario la sensazione tattile è il contatto con un composto vivo, ben aerato, con la giusta porosità.

L'humus assicura il legame tra il minerale e il vegetale. E' una sostanza vivente: esso è il legame, anche più che il legame, qualche cosa di simile alla matrice in cui si elabora la cosa vivente, la placenta che la nutre. (cit. di André Birre, fondatore dell’associazione “Nature & Progrés” in Piero Bevilacqua – “Il Cibo e la Terra” - Donzelli Editore - Roma, 2018).

Lombrinico 05 VAR2985 1 rit01 911x1366pxRosella è molto entusiasta del lavoro intrapreso. Racconta con enfasi e positività il suo percorso iniziato con la coltivazione dell’orto di casa, la successiva conoscenza delle tecniche di coltivazione biodinamica. Un percorso che si è arricchito anche grazie al confronto e alla condivisione con molte altre persone consapevoli, come lei, che una buona qualità della vita prevede anche cibo sano e nutriente.

La “comunità del cibo”, si realizza anche tramite i Gruppi di Acquisto Solidale “GAS”, una rete di scambio diretta tra produttori locali e gruppi di cittadini. Rosella e Nico condividono una parte dell’humus con i soci del Gruppo di cui fanno parte, con molti riscontri positivi da parte di chi lo utilizza; la terra appare visibilmente rinvigorita, frutta ed ortaggi crescono rigogliosi e produttivi.

Coltivare un orto, consumare frutta e verdura di propria produzione, possibilmente appena raccolta dalla pianta, è un argomento di attualità non solo per una nuova coscienza sulla salubrità e qualità del cibo ma anche perché il contatto con la natura e la vita all’aria aperta rappresentano un valore aggiunto. Mi piace sottolineare il ruolo terapeutico di questa attività che, se da un lato può essere faticosa, dall’altro ci permette di vivere in sintonia ed armonia con il mondo naturale che ci circonda, con la conoscenza dei ritmi della natura, il ciclo delle stagioni, assaporando il piacere della bellezza delle piante accudendole e curando la loro crescita. Un cortile, un piccolo lembo di terra,una aiuola, un terrazzo possono essere trasformati in luoghi verdi animati.

Se vuoi farmi felice un giorno
dammi da mangiare,
ma insegnami a coltivare un orto
se vuoi farmi felice tutta la vita

(Ehrenfried Pfeiffer, Erica Riese –
Manuale di orticoltura biodinamica - Quaderni d’Ontignano –
Libreria Editrice Fiorentina, 1979)

 

Antonella Pianca

 

Fotografie di Antonella Pianca e Giovanni Damian ©2019

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Costadila 01 VAR7603 1 rit01 910x1366pxLa Cantina Costadilà, che ora ha sede a San Lorenzo di Vittorio Veneto, prende il nome dall’omonima frazione del Comune di Tarzo, dove nei territori collinari di elezione per la produzione del Prosecco DOCG, Ernesto Cattel nell’anno 2005 decise di intraprendere la sua attività di poliedrico ed eclettico contadino-vignaiolo o, come amava definirsi, di articoltore.

Il lavoro di Ernesto Cattel è orientato, fin dall’inizio, verso una vinificazione di tradizione. Le uve bianche autoctone, principalmente Glera, Verdiso e Bianchetta Trevigiana, provenienti da vigneti di alta collina, sono sottoposte a macerazione sulle bucce per ottenere vini più persistenti, saporiti e ricchi di aromi in grado di valorizzare il terroir, legando più marcatamente un vino al suo territorio.

Il territorio ha sempre avuto un ruolo importante nella filosofia di Costadilà, costantemente alla ricerca di vecchie vigne da rimettere in produzione, in località dove le lavorazioni devono spesso essere fatte a mano a causa della asperità dei luoghi – Combai, Osigo, Tenade, Con Alti -

Il vino rifermenta unicamente in bottiglia, dove resta a contatto con i propri lieviti, senza aggiunta di solforosa; ne deriva un prodotto assolutamente artigianale, tutt’altro che banale, espressivo, sano, digeribile, definito da Ernesto “Senza Alchimie e Senza Inganni”, per rimarcarne la schiettezza.

Costadila 02 VAR5991 1 corr 1366x912Tutto il lavoro è il risultato di una agricoltura praticata in terreni vivi, rispettosa dell’ambiente e della biodiversità, allo scopo di ottenere un frutto integro, con ottime caratteristiche organolettiche. In cantina il processo di trasformazione del mosto in vino viene svolto senza artificiosi interventi e con il solo aiuto dei lieviti indigeni.

I nomi dei vini classificati come “Vini Bianchi Frizzanti da Tavola” coincidono con le altitudini dei vigenti di origine dai quali provengono le uve: 280slm, 330slm e 450slm.

La diversità della composizione dei terreni e l’esposizione di ogni appezzamento influiscono sulle caratteristiche finali del vino; si parla infatti di “vocazione” cioè di un luogo adatto ad un particolare vitigno.

Accattivante la loro intensità cromatica, un giallo dorato con diverse tonalità. Il corredo olfattivo, articolato e complesso, può rivelare note di crosta di pane, profumi floreali e di frutta a polpa gialla, frutta tropicale dai toni marcatamente più freschi, ricordi di erbe aromatiche con lievi accenni alle spezie come lo zafferano ed il curry. Il profilo gusto olfattivo presenta un sorso succoso, caratterizzato da freschezza e sapidità ed una buona persistenza. Il viaggio di trasformazione dalla vigna al bicchiere non è mai uguale né prevedibile, molto dipenderà anche dall’andamento stagionale e dall’evoluzione in bottiglia.

Costadila 05 ANT1723 1 rit01 1366x912pxjpgA questi vini si aggiungono, per completare la produzione aziendale, un Vino Rosso “irrequieto e sgraziato, ma da beva sincera” particolarmente adatto alla merenda contadina e il Mòz da uve Glera e Moscato Fior d’Arancio.

Le bottiglie sono in vetro trasparente perché nulla si possa nascondere.

L’etichetta riporta l’immagine di una forma labirintica, circolare, che ha le sembianze di un cervello, ma potrebbe anche essere l’interpretazione di un antico disegno rupestre o ricordare il rosone di una cattedrale, o anche un ipnotico mandala. Ecco perché lo definisco un simbolo alchemico, la rappresentazione dell’inizio di un cammino correlato all’evoluzione dell’animo umano ma … l’importante è che, al termine del cammino, si torni ‘a riveder le stelle’ …” (Il libro dei Labirinti - Paolo Santarcangeli - Sperling & Kupfer Editori Milano, 2000).

Ernesto, prematuramente scomparso nel mese di agosto 2018, è stato un dei primi rivoluzionari a credere nella potenzialità delle uve autoctone Costadila 06 ANT2742 1 912x1366pxa bacca bianca presenti nei vigneti delle nostre Colline Trevigiane riproponendo i vini Colfondo o Sur Lie (sulle fecce dei lieviti con cui il vino resta a contatto a fermentazione terminata), un metodo di produzione che appartiene alla storia della nostra tradizione rurale. Per la sua peculiarità e qualità il “vino colfondo” è tornato molto in voga, rivendicando la qualità di essere se stesso. La sua ricchezza olfattiva e gustativa lo rende particolarmente versatile nell’abbinamento con il cibo.

Il progetto continua oggi con Martina, Alex e le altre persone coinvolte nella prosecuzione di questo ambizioso percorso, con la certezza che assecondare la Natura, rispettare i suoi ritmi - anche nei processi produttivi - è un modo per resistere alla globalizzazione ed alla spettacolarizzazione.

Martina Celi ed Alex Della Vecchia saranno presenti all’importante rassegna di vini naturali, biologici e biodinamici del circuito “RAW WINE” che si terrà a New York nel mese di ottobre 2019. In questa importante rassegna dove sono presenti Vignaioli provenienti da zone vinicole dell’intero pianeta l’attenzione è rivolta unicamente a prodotti artigianali, naturali, che derivano da uve biologiche coltivate senza l’uso di prodotti chimici artificiali, con vinificazioni che prevedono misurati interventi in cantina, realizzati utilizzando processi di vinificazione tradizionali; una rassegna nella quale è posta bene in evidenza lo stretta correlazione tra il viticoltore, cioè “colui che coltiva la vite”, il suo territorio e il suo vino.

Chi cammina la terra sa che l’importante non è arrivare, ma procedere, passo dopo passo. (La Sovversione Necessaria – Battaglie Civili e Impegno Politico in Luigi Veronelli – Altreconomia Edizioni, 2015 )

Antonella Pianca

 

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Fotografie di Antonella Pianca ©

 
 

Sabato 21 settembre 2019, dalle ore 18.30, nei locali messi a disposizione in modo gratuito dall’Amministrazione Comunale di Follina, il gruppo GAS “Andiamo Avanti Tornando Indietro” di Miane, gruppo che aderisce alla ReteContadina, ha organizzato un incontro conviviale per festeggiare il sesto anno di attività.

Nel corso della piacevole serata gli organizzatori del Gruppo di Acquisto Solidale hanno voluto condividere con tutti i presenti un momento di riflessione sul cammino fin qui intrapreso, con alcuni interventi e con la lettura da parte del Consiglio Direttivo di una lettera a tutti gli amici, nella quale è stato ben illustrato il lavoro svolto e lo scopo del GAS, quello cioè di voler essere “consumatori critici che possono godere di prodotti di alta qualità e a prezzi competitivi escludendo gli intermediari, mentre ai produttori viene riconosciuto un prezzo equo per il loro prodotto”.

E’ nota l’importanza di una alimentazione sana e corretta, resa possibile da cibi esenti da pesticidi, che provengono da coltivazioni biologiche o biodinamiche, cibi vivi che sono il frutto di una agricoltura sostenibile, in grado di garantire il benessere della terra. C’è una connessione tra agricoltura, cibo, alimentazione e salute. L’attenzione del consumatore deve inoltre essere rivolta verso prodotti locali, che contribuiscono ad evitare i problemi derivanti dai lunghi trasporti e l’impatto ambientale che il sistema globalizzato inevitabilmente provoca.

Molto apprezzato e sentito è stato l’intervento di Don Maurizio Dassiè, Parroco di Miane. Penso che le sue parole abbiano fatto riflettere molti di noi. Don Maurizio ha richiamato la nostra attenzione parlando anche dell’ecologia del corpo, della mente e dello spirito. Abbiamo innanzitutto una doppia responsabilità verso noi stessi: dobbiamo nutrire ed avere cura del nostro corpo fisico ed allo stesso tempo del nostro corpo spirituale.

Avere cioè una “mente virtuosa” – utilizzo questo termine in uso anche presso altre Tradizioni Spirituali - sta a significare che una mente senza le afflizioni dell’ignoranza e dell’invidia, sostenuta da un fisico in salute, non può che essere di beneficio per sé stessa e per “gli altri”, dove gli altri sono anche gli animali e l’ambiente che ci circonda.

Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di condivisione ed incontro. Occasioni come questa sono importanti per la promozione di”una nuova comunità, più consapevole, sana e felice”.

Carlo Petrini, nella sua opera “Terra Madre – Come non farci mangiare dal cibo”, ben descrive le comunità del cibo, ...contadini e cittadini che iniziano a conoscersi, stringono amicizie, educano i propri figli, si assicurano il rispetto di ecologia, economia e cultura, nonché di sane relazioni umane …”.

Alla serata sono intervenute le Aziende: Anticamente di Musestre di Roncade (TV) - produzione di pane e farine; Roberto De Nart di Carzano (TN) – produzione di mele, succhi di frutta, marmellate ecc.; Azienda Agricola Crodi di Combai (TV) - produzione di vino; Carla Trinca di Covolo (TV) , uno dei produttori di ReteContadina, che produce ortaggi vari e frutta.

 

Antonella Pianca

 
Anticamente di Musestre di Roncade (TV) - produzione di pane e farine
Azienda Agricola Crodi di Combai (TV) - produzione di vino
Roberto De Nart di Carzano (TN) – produzione di mele, succhi di frutta, marmellate
 
 

Carla Trinca di Covolo (TV) - ortaggi vari e frutta

Carla Trinca di Covolo (TV) - ortaggi vari e frutta

 

Fotografie di AntonellaPianca©2019

Il trascorrere del tempo, accadimenti storici, vicende umane hanno cambiato il nostro stile di vita. Molti lavori sono ormai un ricordo del passato. Conseguentemente anche il paesaggio urbano e rurale è mutato.

piantata vigneto storico di baver - famiglia fabris azienda agricolaUn elemento che caratterizzava nei secoli scorsi il paesaggio vitato della nostra regione, era la “piantata”. La coltivazione della vite era maritata agli alberi, sostenuta cioè da un albero vivo che poteva ad esempio essere un acero campestre, un salice e più tardi un gelso. Tra una piantata e l’altra venivano coltivati cereali ed ortaggi, coltivazioni promiscue funzionali ad un’economia essenzialmente agricola.

Più tardi nuovi modelli di studio e di sviluppo agrario, l’arrivo della Fillossera, i conflitti della Grande Guerra e della Seconda Guerra Mondiale, una economia in trasformazione verso un modello industriale sono state l’anticamera dell’odierna viticoltura ed enologia con conseguente abbandono della “piantata” che rimarrà in uso nelle nostre campagne fino quasi alla metà del XX secolo.

Un ultimo esempio di questo antico metodo di coltivazione lo possiamo trovare a Baver nel comune di Godega di Sant’Urbano. Grazie alla tenacia ed a un capillare lavoro di conservazione e recupero, Augusto Fabris ha custodito questo terreno, coltivato dalla sua famiglia fin dal dagli anni 50 del secolo scorso - prima come mezzadri e attualmente come proprietari - mantenendo e curando le vecchie viti, gli alberi di sostegno, il prato per il foraggio … L’antico vigneto sorge nei terreni individuati dai toponimi locali Zhercol e Talpon e comprende molti filari di viti vecchie, alcune delle quali risalgono ai primi anni del ‘900.

 potatura vigneto storico di baver - famiglia fabris azienda agricolaDall’anno 2014 il luogo è stato dichiarato bene tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso in quanto bene culturale di natura etnoantropologica.

Sono stata a visitare la piantata molte volte, anche di primo mattino, ed è sempre per me molto emozionante camminare in quello che potrei definire un museo vivente all’aperto. Il sito è circondato da siepi ed alberi; una natura viva dove si percepisce la cura ed il lavoro di chi la custodisce. Lavoro manuale che, come racconta Augusto, richiede tempi lunghi ed una costante e minuziosa “manutenzione”. Ho assistito al lungo, paziente e diligente lavoro della potatura. Per la legatura dei tralci Augusto e i suoi figli utilizzano ancora il salice, in dialetto le sache, più grosse per i pali e più fini per i capi a frutto e per i sarmenti che produrranno il frutto nell’anno successivo.

vendemmia vigneto storico di baver - famiglia fabris azienda agricolaOvviamente anche la vendemmia è manuale, con ritmi ancestrali nei quali il concetto di tempo è del tutto abbandonato. E’ la natura che detta il ritmo del lavoro, dovuto anche ai diversi momenti di maturazione delle uve, che vengono raccolte separatamente. Infatti il patrimonio ampelografico è molto Interessante per la varietà dei vitigni presenti; cito ad esempio la bianchetta trevigiana, il verdiso, la recantina a pecolo scuro, il pignolo, la marzemina bianca, la turchetta, la dorona, il verdicchio, il merlot.

Nei vigneti, anche nell’impianto più recente, non vengono utilizzate sostanze chimiche di sintesi, i trattamenti sono a base di rame, zolfo e calce, non si effettua il diserbo, le operazioni di cantina sono assolutamente “naturali” ed artigianali.

Ho definito questo luogo il Vigneto Zen, termine che considero quanto mai appropriato, in quanto contribuisce a far acquisire una calma interiore e una serenità che solo una “Natura rispettata” sa dare.

uva vigneto storico di baver - famiglia fabris azienda agricolaAugusto Fabris, insegnante di scuola primaria con una Laurea in Storia, è uno dei produttori di Retecontadina L’Azienda a conduzione familiare produce vini monovitigno a bacca rossa di Recantina Pecolo Scuro, Turchetta e, a bacca bianca, con uve di Bianchetta Trevigiana. Produce inoltre un uvaggio di varie varietà autoctone a bacca bianca Verdiso, Bianchetta, Friulano, Marzemina Bianca, Malvasia di Candia.

Vengono anche coltivati pomodori, fagioli, patate, mais e frumento. Il mais deriva da una selezione massale di Mais Marano, una varietà di mais selezionata all’inizio del novecento nella zona di Marano Vicentino dall’agronomo Antonio Fioretti, mentre il grano è il San Pastore, una varietà di grano tenero selezionata da Nazario Strampelli nel 1923. La coltivazione del grano dà anche, come sottoprodotto, la paglia che viene usata per la pacciamatura naturale degli orti.


Il progetto di Augusto è il consolidamento di questa attività, anche con la realizzazione nell’immediato futuro di una nuova cantina, in modo tale che l’attività agricola - che è ed è stata una tradizione della famiglia Fabris - possa continuare, permettendo ai suoi giovani figli Marco e Luca, che lo stanno già coadiuvando in azienda, di ricevere da questo lavoro un giusto ed adeguato profitto.

paglia vigneto storico di baver - famiglia fabris azienda agricolaPersonalmente penso che giovani produttori saranno i protagonisti di quella che dovrà necessariamente essere “la terza rivoluzione industriale” cioè un’economia etica dove tutti gli alimenti siano prodotti senza additivi, in suoli fertili. Non si tratta di rimpiangere il passato, ma di vivere il presente con consapevolezza, favoriti anche dalle specifiche conoscenze ed esperienze acquisite. Spero che Marco e Luca conservino l’amore per il lavoro che il loro padre sa trasmettere.

Anche noi consumatori siamo chiamati a partecipare a questa grande sfida. Dobbiamo essere consapevoli di quello che mangiamo e di come e dove viene prodotto il nostro cibo. I nostri alimenti non devono necessariamente compiere viaggi, anche intercontinentali, per raggiungere la nostra tavola inquinando ulteriormente l’ambiente, già purtroppo martoriato. Fondamentale è conoscere queste reti di contadini, frequentare i mercati locali, andare a visitare le aziende del territorio, condividere esperienze e valori umani.

“Oggi in tutto il mondo c’è fame di democrazia partecipativa: a livello locale tutte le persone possono diventare soggetti attivi, essere protagonisti, assumere un ruolo” Carlo Petrini TERRA MADRE – Giunti e Slow Food Editore 2009

Antonella Pianca

Fotografie di Antonella Pianca e Giovanni Damian ©2019 (Piantata – Potatura – Paglia – Uva – Vendemmia)