a cura di Pier Paolo Poggio
introduzione di Carlo Petrini

Editoriale Jaca Book - Fondazione Luigi Micheletti, pag. 327, 2015


Il Novecento ha visto l’inizio di una profonda trasformazione dell’agricoltura da attività prevalentemente contadina, con i suoi antichi ”saperi” anche nei paesi industriali, a agricoltura industriale; nei paesi industriali avviene per aumentare le rese e i profitti degli agricoltori; in quelli poveri sotto la spinta a produrre derrate da esportazione a scapito delle colture tradizionali locali.

In questa raccolta di interventi viene descritta questa trasformazione e i suoi effetti ecologici e sociali in cui è auspicata la transizione ad una “terza agricoltura” che metta le accresciute conoscenze tecnico-scientifiche al servizio di una produzione di alimenti che soddisfi il fabbisogno umano con meno sprechi e con minore impatto sull’ambiente, recuperando il valore del lavoro in armonia con la natura.


PDF - INDICE DEL VOLUME


La spinta verso un'agricoltura libera dai vincoli naturali si è tutt'altro che esaurita, anzi in termini di potenza surclassa le agricolture tradizionali e alternative, accomunate da un'opzione che per brevità diciamo ecologica. Tuttavia, l'egemonia dell'industrialismo si è incrinata anche se non si è affermato un paradigma alternativo. Siamo in una fase di incertezza in cui coesistono opzioni diverse, però una breccia si è aperta sia nei Paesi di antica e recente industrializzazione, sia in quelli in cui l'agricoltura contadina è ancora prevalente.

Le cause della rottura del percorso unilineare sono molteplici: nelle città, nelle campagne, trasversalmente ai ceti sociali, nei contesti caratterizzati dal consumo opulento come nelle regioni più povere, il modello egemone e i suoi prodotti, specie in campo alimentare, stanno incontrando critiche e resistenze, mentre si infittiscono, anche con notevole successo economico, le proposte alternative.

Nell'immaginario diffuso, ma non più incontrastato, la fine del mondo rurale segna l'avvio della modernizzazione inarrestabile, che tutto travolge a velocità crescente. Su questo scenario il ritorno dei contadini, il ritorno alla terra, segna una pietra d'inciampo su cui riflettere. L'agricoltura contadina non è solo l'incarnazione di un passato da archiviare o, all'opposto, da evocare sentimentalmente, ma una dimensione rilevante del presente e non si tratta di un fenomeno esotico o marginale. L'agricoltura contadina appartiene al passato ma anche al presente, forse al futuro. Resiste e si rinnova sotto nuove forme anche in Italia, Paese che più di altri ha creduto (e crede) nel miracolo della modernizzazione indefinita.

Nell'idea corrente l'agricoltura è un settore dell'industria: ne adotta le logiche di standardizzazione, uniformazione, economia di scala, espulsione e precarizzazione della manodopera . Ma la crisi ha riattivato posizioni di critica del modello agricolo industriale, che hanno una lunga storia e possono trovare oggi nuove formulazioni in termini sia ecologici che scientifici. Proprio un esame delle principali criticità del modello industriale e un'analisi delle opzioni alternative sono fra gli obiettivi del Convegno.

Occorre tuttavia attenzione, perché nel campo dell'agricoltura e dell'alimentazione un certo fondamentalismo ecologico, antiumanistico, può saldarsi con l'assolutismo tecnologico: in entrambi i casi, in nome della Natura o della Tecnica, non c'è posto per la specie umana che va reintegrata nell'ambiente o trascesa verso una qualche postumanità. La posizione di chi organizza il Convegno, ma non necessariamente di chi vi prenderà parte, è che l'agricoltura ecologica, rispondente ai bisogni e alle necessità dell'oggi, debba raccogliere e superare sia l'eredità dell'agricoltura contadina sia di quella industriale. Il rapporto tra le 3 agricolture è di carattere storico ma anche dialettico. È necessario aprirsi al futuro e fare i conti con gli esiti della ricerca scientifica quando ispirata alla salvaguardia della salute e dignità dei viventi. È altrettanto necessario riconoscere l'importanza del mondo contadino per il ruolo che ha svolto e tutt'oggi svolge nel nutrire e salvare il pianeta. L'agricoltura ecologica nasce dalla convergenza consapevole di passato e futuro e ha ottime carte da giocare per la qualità della vita degli individui e del pianeta, a fronte della depressione e del nichilismo che rimbalzano dall'economia alla politica, minando le società e le culture.


«I contadini e l’agricoltura hanno una storia di grande ricchezza che si è continuamente rinnovata nel tempo, i contadini hanno prodotto saperi e tecniche, non solo la riproduzione della tradizione. L’unica costante è il rapporto diretto con l’ambiente, la cura per la terra. Proprio in ragione di tale rapporto ne è derivata una straordinaria varietà di coltivazioni, paesaggi e culture. Nel passaggio ad una forma superiore di civiltà, tanto necessario, quanto incerto, la transizione a una agricoltura ecologica occupa un posto centrale, ma l’agricoltura ecologica potrà essere tale solo se farà perno sui contadini, che dovranno appropriarsi del meglio della tecnologia attraverso il suo utilizzo selettivo e intelligente, senza dimenticare che fino a oggi l’agricoltura contadina è l’unica economia circolare che abbia funzionato».
P.P.POGGIO

PIER PAOLO POGGIO è direttore scientifico della Fondazione Luigi Micheletti e direttore generale del Museo dell’Industria e del Lavoro (MUSIL), con sedi a Brescia, in Franciacorta e in Valcamonica.