Autori
Cristiana Peano – Disafa – Università degli Studi di Torino
Francesco Sottile – Darch – Università degli Studi di Palermo

L'agroecologia, anche se conosciuta e studiata da molti decenni, rappresenta oggi un campo di attività innovativo con definizioni e pensieri in evoluzione sul tema ambientale, sociale e politico-economico. Le sue radici sono rappresentate dal movimento agroecologico latinoamericano (contadini, tecnici, ricercatori, associazioni) che ha affrontato per primo i temi della trasformazione della produzione e del consumo di alimenti in un’ottica di democratizzazione del sistema alimentare (bassi input, autoconsumo, vendita locale, sovranità alimentare). L’agroecologia rappresenta in tutto il mondo il luogo della critica e della sfida ai sistemi alimentari moderni, nei quali a dettare legge sono spesso le grandi aziende, le ideologie di mercato e i governi.

Questo documento offre una panoramica degli studi e dei dati pubblicati a oggi sull’agroecologia, con un focus specifico sulle seguenti domande:

1. si può applicare l’approccio agroecologico su scala globale?
2. l’agroecologia può rispondere alla sfida della sicurezza alimentare nel mondo?
3. il sistema agroecologico ha un’incidenza sulle questioni del welfare?
4. L’agroecologia può essere una risposta al cambiamento climatico?
5. Qual è il ruolo del consumatore e dei mercati in questa transizione?

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I messaggi chiave che emergono dagli studi esaminati in questo documento sono i seguenti:

• Se parlare di agroecologia significa solamente parlare di buone pratiche agricole essa è ridotta a fondamento ecologico, ignorando il suo contenuto sociale e politico.

• Solamente aumentando i redditi dei piccoli agricoltori, diminuendo le dipendenze e raggiungendo la giustizia distributiva (ad esempio l’accesso a terra e semi, lo stesso accesso alle risorse per le donne come per gli uomini), nonché riducendo i rifiuti e le perdite post-raccolta si può far fronte alla sicurezza alimentare nel mondo.

• Parlare di agroecologia significa parlare di un’agricoltura resiliente e cioè di un sistema che soddisfa sia i bisogni alimentari sia quelli di sviluppo a breve e a lungo termine, senza destabilizzare il sistema terrestre. Essa cerca in modo specifico non solo persistenza, ma anche cambiamenti adattativi o addirittura trasformazioni necessarie per soddisfare le condizioni ambientali in evoluzione e le necessità umane. Per fare questo, l’agroecologia sfida la configurazione relativamente fissa dei nostri sistemi di produzione e consumo proponendo un’alternativa che tiene in massima considerazione le caratteristiche proprie dei luoghi.

• L’adattamento del sistema agricolo ai cambiamenti climatici è cruciale per gli agricoltori, le comunità rurali e la sostenibilità economica.

• Ricercatori e responsabili politici dovrebbero adottare un approccio più interdisciplinare per lavorare con gli agricoltori e le comunità rurali per valutare i fattori più limitanti e le relative pratiche di adattamento al cambiamento climatico.

• I sistemi alimentari possono essere descritti come reti socio-tecniche che collegano persone, elementi naturali e artefatti che interagiscono con i temi alimentari. I processi di caratterizzazione e valorizzazione dei prodotti sono di reale interesse per riesaminare i ruoli dei consumatori e gli standard di qualità nell’evoluzione delle pratiche degli agricoltori e nell’integrare un approccio più ampio alle questioni ecologiche negli agroecosistemi.

• La letteratura agroecologica conclude che la produttività per ettaro della produzione totale (non solo una coltura) nel medio periodo è più elevata nei diversi sistemi agricoli agroecologici rispetto alle grandi aziende industriali, mostrando una relazione inversa tra dimensione e produttività. L’indicatore con cui le grandi aziende risultano superare le piccole aziende è la produttività per unità di lavoro anziché la produttività per unità di superficie.

• Se i sistemi di produzione agroecologici diventano più diffusi, sarà creata un’occupazione più rurale, probabilmente più stabile e meno stagionale rispetto a quella offerta dall’agricoltura industriale.

• Affinché l’approccio agroecologico sia messo in pratica a livelli sociali e geografici sempre più ampi, diventa necessario rafforzare le istituzioni della democrazia partecipativa al fine di migliorare continuamente le politiche pubbliche, consentendo alla cittadinanza attiva di esercitare un ruolo guida nella governance dei sistemi agroalimentari.

• Le pubblicazioni scientifiche sono passate da un’analisi di situazioni di singola parcella a quelle di azienda agricola e, negli ultimi 20 anni, di territorio (agroecosistema). Oggi le definizioni di agroecologia superano questa visione, lasciando la scala spaziale concreta e privilegiando la dimensione del sistema alimentare nel suo insieme.

• Vi è in generale un’evidente carenza di fondi dedicati alla ricerca sull’agroecologia.


Cristiana Peano – Disafa – Università degli Studi di Torino cristiana.peano@unito.it
Francesco Sottile – Darch – Università degli Studi di Palermo francesco.sottile@unipa.it



Il docmento è stato pubblicato nel mese di dicembre 2017


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