di Franco Berrino

Fonte: rubrica Cibo e salute - Terra Nuova Gennaio 2021

La sana alimentazione può nascere solo da una sana agricoltura e un sano rapporto con la terra. Oramai anche i grandi marchi del cibo industriale celebrano il ritorno alla natura, offrendoci spaccati bucolici della vita in campagna, camuffando la vera realtà che sta dietro al singolo prodotto che troviamo sullo scaffale. Come consumatori consapevoli possiamo e dobbiamo pretendere di più, andando oltre alle apparenze, restituendo un po’ di vita reale e dignità ai nostri alimenti quotidiani.


Quando scegliamo il nostro cibo pensiamo bene a chi l’ha prodotto, al suo territorio di provenienza, a come è stato trasformato. Le certificazioni del biologico e del biodinamico sono importanti, ma possiamo fare ancora di più, andando a incontrare direttamente le persone, le piccole fattorie, giovani e vecchi agricoltori che fanno bene il loro lavoro, e di cui ci possiamo davvero fidare, perché sappiamo che lavorano nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Gli agricoltori oggi hanno una grande responsabilità. La nostra salute è in stretta relazione con il lavoro del contadino, con la cura che avrà dedicato alla terra, con la selezione delle sementi più adatte a quel territorio o delle tecniche di difesa dagli agenti patogeni.

Ogni giorno un adulto medio compie almeno tre scelte (cosa mangiare a colazione, a pranzo e a cena), scegliendo quindi quale futuro dare alla sua salute, all’agricoltura e al pianeta. Consumare in modo consapevole significa anche tener conto del giusto valore, il «giusto prezzo», degli alimenti che vengono prodotti rispettando la terra e le persone che la lavorano. Urge un cambio di rotta, un’inversione di tendenza, dove le persone si assumano individualmente la responsabilità della scelta dei cibi e riconoscano la manipolazione mediatica che induce alla ricerca di soddisfazione nella quantità e nel basso prezzo a discapito della qualità e della giusta remunerazione del contadino. Ne va della nostra stessa sopravvivenza sul pianeta. I popoli di tutto il mondo devono avere il diritto di coltivare la loro terra e produrre il loro cibo e non solo derrate agricole destinate ai paesi ricchi. Attenzione, dunque, al consumo di cibi esotici, che sono spesso frutto di monocolture inquinanti, che distruggono le foreste.

Più biodiversità e meno monocolture!

La monocultura espropria i contadini dalla loro terra e li trasforma in lavoratori salariati che producono cibi che non mangeranno. Ci sono paesi in Africa dove la terra fertile serve a produrre fiori per il grande mercato olandese, e cereali e legumi per nutrire i manzi negli allevamenti intensivi di altri continenti. Quando lavoravo in Costa d’Avorio, all’inizio degli anni ’70, la ricchezza del paese era dovuta a monocolture di caffè, cacao e caucciù, e all’abbattimento di grandi alberi delle foreste. Il paese era relativamente ricco, i bambini andavano a scuola e non c’era la fame. Buona parte del cibo era importato dalla Francia. Quando la guerra, negli anni ’90, ha interrotto le comunicazioni abbiamo saputo di bambini che morivano di fame. Non si può sopravvivere mangiando caffè, cacao e caucciù.

Gli accordi di libero scambio tolgono valore al cibo prodotto localmente. L’esempio più eclatante è stato il NAFTA, l’accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico entrato in vigore nel 1994: ha permesso alla sovrapproduzione di mais degli Stati Uniti, sovvenzionata dal governo, di invadere il Messico con derrate a basso costo che hanno gettato nel lastrico i contadini messicani, per i quali era impossibile produrre mais a prezzi così bassi. Ha penalizzato uomini, donne e bambini che sono stati costretti ad abbandonare i campi e a migrare nelle bidonville urbane improduttive. Paradossalmente, anche gli aiuti alimentari creano povertà e fame.

Come selezionare i prodotti e le aziende agricole?

Se c’è una regola fondamentale che possiamo far valere è quella della trasparenza. I produttori devono avere un completo controllo della filiera produttiva e quindi conoscere esattamente la provenienza di tutte le materie prime usate in azienda. Il prezzo deve essere definito in modo nitido e l’azienda agricola deve dimostrarsi tale circa ogni aspetto della produzione, quindi permettere la visita a campi o laboratori in qualsiasi momento. Nella nostra ricerca di cibo autentico è importante che l’agricoltore riesca a valorizzare pienamente il proprio territorio. Se cerchiamo i cereali, andremo a privilegiare i grani cosiddetti antichi. E così per i legumi, gli ortaggi o la frutta, cercheremo di dare più valore alle varietà autoctone, riconoscendo l’impegno, la fatica e magari anche il costo superiore che tali produzioni devono avere a sostegno dell’agricoltore. Se si allevano animali, guarderemo che vengano rispettati e nutriti con il loro cibo naturale. Se producono farina, che si utilizzino mulini a pietra. Se producono olio extravergine d’oliva, che sia esclusivamente da spremitura a freddo. Se producono latticini e formaggi, alimenti da consumare con parsimonia, che provengano da latte da fieno. E che il pane sia a lievitazione naturale, senza miglioratori, coadiuvanti, stabilizzanti, emulsionanti, coloranti, lucidanti ed esaltatori di sapore.

Il cibo sano nasce da un buon comportamento nei confronti non solo dell’ambiente, ma anche delle persone. Questi due aspetti sono inscindibili. Giuste retribuzioni, condizioni e contratti di lavoro a norma di legge, o con l’offerta di lavoro a persone svantaggiate.

Retecontadina.it - Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Proseguendo la navigazione acconsenti all’uso dei cookie. Informazioni > COOKIE E PRIVACY POLICY