di Daniela Conti
E’ sconcertante constatare l’assenza di un vero dibattito scientifico su un tema così importante come la forse imminente deregolamentazione dei nuovi OGM in Europa. La loro introduzione avrebbe infatti conseguenze gravi e irreversibili: contaminare tutte le altre colture e gli ecosistemi naturali; aggravare la dipendenza degli agricoltori dalle multinazionali dell’agribusiness proprietarie dei brevetti sulle nuove varietà tecnologiche; togliere ai cittadini ogni diritto di conoscere e scegliere il proprio cibo. E’ una strada senza ritorno che l’Europa sta imboccando nella pressoché totale disinformazione dei suoi cittadini.
Per ora la situazione è in bilico. Il Parlamento europeo uscente ha già approvato con poche modifiche la proposta avanzata a luglio 2023 dalla Commissione europea, per deregolamentare gli organismi prodotti con le Nuove Tecniche Genomiche (NGT, New Genomic Techniques, ovvero editing genomico e cisgenesi). Ciò vuol dire che questi organismi - piante, animali e microrganismi - potrebbero essere rilasciati nell’ambiente e immessi sul mercato senza un’adeguata valutazione dei rischi per l’ambiente e per la salute umana, senza tracciabilità né etichettatura. L’unico ostacolo che ancora si frappone a questa deregulation è l’opposizione della Polonia all’interno del Consiglio dei ministri europei, che sta bloccando l’iter verso il nuovo regolamento europeo sugli organismi geneticamente modificati (OGM).
Alla base della proposta di deregulation sta l’assunto, del tutto arbitrario, della totale EQUIVALENZA dei prodotti NGT con le varietà naturali (“naturally occurring”, cioè spontaneamente presenti in natura, dice la proposta della Commissione UE) e inoltre con le varietà ottenute mediante i metodi convenzionali di mutagenesi e selezione. In base all’assunto di equivalenza, i prodotti delle nuove tecniche genomiche sono considerati sicuri a priori, e ciò eliminerebbe l’obbligo della valutazione dei rischi, la tracciabilità e l’etichettatura, previste dalle norme oggi vigenti sugli OGM. Inoltre i singoli stati membri della UE non avrebbero più il diritto, che invece oggi hanno, di dire NO all’introduzione dei nuovi OGM sul loro territorio.
La storia si ripete: circa trent’anni fa, la pretesa equivalenza tra varietà naturali e OGM fu l’argomento pseudoscientifico, tutto di comodo per le multinazionali produttrici, per giustificare l’ingresso degli OGM transgenici nei campi di tutto il mondo. Allora come oggi l’equivalenza fu valutata unicamente in base alla composizione chimica grossolana e ai caratteri visibili (fenotipo) del prodotto finale, cioè della pianta ingegnerizzata. Oggi, dopo circa 30 anni che queste piante sono in campo, conosciamo molto bene i guasti che la stessa modificazione genetica (il processo per ottenerle) introduce nelle piante transgeniche, cioè i riarrangiamenti anomali del DNA, l’instabilità, il potere mutageno dei promotori iperattivi. E altrettanto bene conosciamo i danni ecologici e sociali che hanno causato, p.e. la comparsa di infestanti e patogeni ormai resistenti a ogni trattamento, con raccolti disastrosi che hanno indotto al suicidio migliaia di contadini indiani. Conosciamo bene l’invasività dei vecchi OGM e il loro potere di incrociarsi con le piante affini, di inquinare la biodiversità naturale e anche colture fondamentali per l’alimentazione umana, come il mais nella sua terra d’origine, il Messico. Ma tutto questo è come se non esistesse. Con arroganza stupefacente recuperano il vecchio cavallo di battaglia della “sostanziale equivalenza” per far passare anche i nuovi OGM.
La pretestuosa asserzione dell’equivalenza fra varietà naturali e varietà costruite in laboratorio è una questione cruciale, ma nel discorso pseudoscientifico proclamato dai media e dalle voci che arrivano dal mondo della ricerca, questo tema viene sempre occultato. Il risultato è una narrazione mainstream che esalta le miracolistiche, future capacità di questi nuovi OGM. Ne è un buon esempio la frase riferita al riso NGT: “il riso che non si ammala”, ottima come spot pubblicitario di un Super-Riso, ma priva di ogni senso biologico e anche di semplice buonsenso. Il messaggio di fondo sempre si riduce al rassicurante: “Tranquilli. Questi non sono OGM”. Infatti i diffusori di questo racconto sono così preoccupati che un tale dubbio si insinui nella mente del pubblico (= cittadini), da avere sentito il bisogno d’inventare - solo per lo storicamente avverso agli OGM pubblico italiano - il termine TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita, un ossimoro gradevole ma insensato, come meglio spiegherò più avanti. Per gli scafati statunitensi, che accettano gli OGM con meno preoccupazioni di noi, il linguaggio mainstream non fa distinzioni fra vecchie e nuove tecniche: tutte rientrano nella grande categoria della genetic engineering, ingegneria genetica. E così farò anch’io in questo articolo.
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INDICE:
CAPITOLO 1 - Scienza: La grande assente dal dibattito sui nuovi OGM
CAPITOLO 2 - Gli organismi prodotti con le NGT sono OGM
- L’editing non è affatto preciso
IN TEORIA….
….IN PRATICA: GLI EFFETTI NON VOLUTI ON- E OFF-TARGET
- L’editing implica l’uso di costrutti transgenici che possono integrarsi nel DNA editato, formando vecchi OGM
- La non-equivalenza fra le tecniche NGT e la mutazione naturale
- Effetti ecologici non valutati
- La normativa UE vigente e la proposta di deregulation
Il caso Italia
CAPITOLO 3 - Le altre false parole d’ordine
- Le NGT sono necessarie per sfamare il mondo e per resistere alla crisi climatica
- Le NGT sono solo un’accelerazione dell’opera di modificazione genetica di piante e animali che gli umani portano avanti da millenni
- L’origine del copione
CAPITOLO 4 - Il crollo del Dogma Centrale
- La genetica a una svolta
- DNA: un paradigma e un dogma
- Epigenetica: una nuova visione del vivente
- Due parole sull’evoluzione
CAPITOLO 5 - Le piante resistenti alla siccità: le vere soluzioni stanno nella biodiversità
- Le piante editate per resistere alla siccità
- Epigenetica: le ricerche di cui non si parla
CAPITOLO 6 – Sperare nel nuovo che c’è
- Le nuove alleanze

