Casera Frontin è il nuovo progetto vinicolo iniziato nell’anno 2016 - nel particolare contesto paesaggistico di Frontin, una frazione del comune di Borgo Valbelluna, tra le Prealpi Bellunesi ed il corso del Piave - da Maurizio Donadi e dalla moglie Fabiola Collatuzzo, “viticoltori per vocazione” come amano definirsi.
La loro scelta è stata quella di perseguire gli obiettivi di un modello agricolo che si prende cura del paesaggio, della biodiversità e della salute del suolo, rispettando il susseguirsi delle stagioni. I vini “Casera Frontin”, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale e di uve sane e di qualità, lavorate senza fertilizzanti chimici, preservano nel calice la naturalità e l’autenticità di un territorio vivo e vitale.
Per fare un vino “naturale” la parola chiave è ZERO: Zero chimica, Zero sbancamenti, Zero fitofarmaci, Zero lieviti selezionati, Zero filtrazioni, Zero chiarifiche, Zero aggiunte, Zero sottrazioni, Zero, Zero, Zero...” (Maurizio Donadi e Fabiola Collatuzzo, contadini)
L’azienda agricola Casera Frontin, certificata biologica e biodinamica, si estende su quattro ettari posti a 420 metri s.l.m. Accanto a viti di pinot grigio e di pinot nero, sono state messe a dimora varietà a bacca bianca di vitigni resistenti detti PIWI (dal tedesco, Pilzwiderstandsfahig) di bronner, johanniter, solaris, aromera. Vitigni tolleranti alle principali malattie fungine come oidio e peronospora che permettono una notevole diminuzione dei trattamenti fitosanitari, una realtà che si sta consolidando nel panorama viticolo-enologico italiano, sempre più attento alle problematiche ambientali ed al cambiamento climatico in atto, anche se è pur vero che il loro utilizzo rappresenta un argomento sul quale si sta tutt’ora dibattendo.
I filari delle viti condividono lo spazio con 350 alberi da frutto, anche di varietà locali. Inerbimento e sovescio (che aumenta la sostanza organica del suolo) contribuiscono ad arricchire la bellezza di un paesaggio variegato, per forme, profumi e colori. La presenza di siepi, di prati e delle zone boscate, garantisce la conservazione dell’ecosistema naturale di quest’area montana ricca di biodiversità vegetale e animale, preservando l’armonia di un ambiente ancora integro, che dona pace e benessere.
Laureato in Enologia all’Università di Padova, Maurizio Donadi è un vignaiolo conosciuto ed apprezzato dagli addetti ai lavori e dagli appassionati del vino genuino, non costruito artificialmente, sinonimo di cultura, di piacere e di convivialità.
Maurizio afferma che “in un centimetro quadrato di terra”, che contiene una moltitudine di batteri, funghi e microbi, “c’è più vita che nell’intera città di New York”[1]. Da questa constatazione è maturata la consapevolezza del passaggio dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica e biodinamica, scegliendo di praticare una “viticoltura contadina”, sostenibile in tutte le fasi produttive.
La concimazione effettuata con il letame maturo, l’impiego di rimedi omeopatici e di preparati biodinamici, (da cumulo e da spruzzo), migliora la qualità del suolo, aiuta a sviluppare la vita microbica e rinforza la pianta, riportando l’equilibrio nel vigneto. In questo modo la vite, che “grazie alle sue radici si sposa con il suolo”, sarà in grado di produrre un frutto sano, con buone qualità nutrizionali, gusto ed aroma.
“Impegnarsi in una viticoltura di tipo biologico o biodinamico non significa rinunciare alla scienza e al progresso, ma costituisce un ritorno alle buone pratiche fondate sull’osservazione e sui saperi antichi, illuminati dalle conoscenze più attuali. La natura, per funzionare, non ha aspettato l’uomo e le sue leggi sono ben più complesse di quel che oggi ne sappiamo; i vignaioli biodinamici hanno scelto di rispettare i cicli della natura”[2]
L’agricoltura biodinamica, che si basa sulle teorie di Rudolf Steiner, è nata nei primi anni Venti del Novecento. Nel ciclo di conferenze tenutesi a Koberwitz, in Polonia, vengono gettate le basi per una concezione “olistica” dell’azienda agricola, concepita come un organismo unico, nel quale i diversi elementi: terra, piante, uomo ed animali, sono interconnessi e contribuiscono al benessere dell’insieme.
L’obiettivo di Maurizio e Fabiola è creare una realtà a ciclo chiuso, nonostante le difficoltà - anche di tipo burocratico - che incontrano le aziende di piccola scala.
Riscaldamento globale e cambiamento climatico stanno facendo sentire i loro effetti, mettendo in crisi molte zone vitivinicole e più in generale. Il vino, come il cibo, è un prodotto agricolo che può indicare cosa sta succedendo al pianeta. Una delle risposte per mitigare gli effetti della crisi climatica e ambientale è la costruzione di un futuro più sostenibile e responsabile, con il ricorso a pratiche colturali ispirate ai principi dell’agroecologia, che proteggono e conservano le risorse naturali e tutelano e mantengono la vitalità del suolo.
“Oggi l’agroecologia si sta progressivamente imponendo come nuovo paradigma scientifico-produttivo perché concepisce e inquadra l’attività economica per la produzione di cibo come una pratica interna agli equilibri e alla produttività della biosfera.”[3]
I vini Casera Frontin – Vino Spumante Bianco brut nature - fresco, tonico, dalla tessitura fine, con finale sapido - e Spumante Rosé brut - fresco, succoso, ricco di sapore - si distinguono per la loro espressività e piacevolezza di beva.
“Il vino non va mai affrontato come una bevanda, ma come un ‘art de vivre’, un piacere. Il vignaiolo trasmette un messaggio attraverso il suo vino. L’appassionato deve cercare di comunicare con questo messaggio”[4] (Henry Jayer)
Il vino prodotto in maniera etica e sostenibile può veicolare un messaggio importante e avere un impatto positivo sull’intera agricoltura.
“Il movimento del vino naturale porta coloro che se ne interessano a riflettere sull’agricoltura nella sua globalità culturale, a pensarla come posta in gioco essenziale per l’avvenire dell’umanità. Il vino non è che l’ambasciatore più cosmopolita ed estroverso di tutto questo.”[5]
Casera Frontin aderisce a Retecontadina, un movimento che promuove la resistenza alimentare come primo passo per una alimentazione ecologica, sviluppando ed incentivando una sana produzione alimentare locale tramite la vendita diretta e la filiera corta, per una agroecologia contadina. Casera Frontin è anche una delle aziende vinicole associate a VinNatur, l’associazione fondata da Angiolino Maule nell’anno 2006 che si impegna a preservare “l’individualità del vino dall’omologazione che chimica, tecnologia e industrializzazione hanno portato nelle attività vitivinicole”.
Antonella Pianca
Fotografie di Giovanni Damian e Antonella Pianca ©2025-©2021
Bibliografia:
- Olivier Beuvelet, Jonathan Nossiter, Insurrezione culturale – Per una nuova ecologia della cultura, DeriveApprodi, Roma (RM), 2016
- Piero Bevilacqua, Un’agricoltura per il futuro della terra – Il sistema di produzione del cibo come paradigma di una nuova era, Slow Food Editore, Bra (CN), 2022
- Maurizio Donadi con Carlo Brusadin, MAI DOMO, Edizioni Antilia sas, Treviso, 2018
- Stefano Masini (a cura di), Biodinamica stregoneria o agroecologia?, Slow Food Editore, Bra (CN), 2022
- Jacky Rigaux, Ode ai grandi vini di Borgogna - Henri Jayer, vignaiolo a Vosne-Romanée, Possibilia Editore di Samuel Cogliati, Sesto San Giovanni (MI), 2024
- Jacky Rigaux - Sandro Sangiorgi, Il vino capovolto - La degustazione geosensoriale & Altri scritti, Porthos edizioni srl, Roma, 2017
- Rudolf Steiner, Impulsi Scientifico-Spirituali per il Progresso dell’Agricoltura, Editrice Antroposofica, Milano, 2017
Note:
[1] Maurizio Donadi con Carlo Brusadin, MAI DOMO
[2] Jacky Rigaux - Sandro Sangiorgi, Il vino capovolto - La degustazione geosensoriale & Altri scritti
[3] Piero Bevilacqua, Un’agricoltura per il futuro della terra – Il sistema di produzione del cibo come paradigma di una nuova era
[4] Jacky Rigaux, Ode ai grandi vini di Borgogna - Henri Jayer, vignaiolo a Vosne-Romanée
[5] Olivier Beuvelet, Jonathan Nossiter, Insurrezione culturale – Per una nuova ecologia della cultura
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