Giorgia Tonon nell’anno 2018, dopo aver effettuato altre esperienze lavorative, con tenacia e determinazione decide di intraprendere il lavoro di orticoltrice nella campagna di Colle Umberto (TV). La sua piccola azienda si chiama Easy Bisi. Easy come le cose semplici, naturali e Bisi perché così vengono chiamati i piselli nel dialetto locale. Come dice ironicamente Giorgia, si tratta di un’occupazione agricola che non pensa ai vigneti ma ai cespi di insalata ...

Il suo percorso di studi - una laurea triennale in Scienze per l’Ambiente e la Natura e, nel 2016, la laurea magistrale in Gestione del Territorio presso l’Università di Udine – è stato propedeutico alla scelta di un cammino di lavoro e di vita che la avvicina all’agricoltura, con la consapevolezza del valore rappresentato dal territorio e dalle tradizioni agricole, perché si impara anche dal sapere contadino, dalle esperienze di un mondo rurale vicino alla terra. Il contadino ha una profonda conoscenza della natura del suolo, è in grado di familiarizzarsi con il microclima, sa conoscere le diverse varietà delle piante e quelle che meglio si adattano ad un determinato luogo.

Giorgia sostiene che i prodotti della terra, ottenuti senza dover ricorrere all’ausilio della chimica, garantiscono un’alimentazione sana che è alla base di una buona salute. Nella sua azienda la coltivazione è bio-intensiva; un sistema agricolo, che si ispira ai principi della permacultura,[1] ideato da Jean-Martin Fortier, un agricoltore canadese. Il suo libro “Coltivare bio con successo – Orticoltura bio-intensiva per piccole aziende” è un manuale pratico per i piccoli agricoltori dove sono descritte le modalità che consentono di coniugare agricoltura, ecologia e risultato economico. Le lavorazioni sono per lo più manuali; non viene usato il trattore a 4 ruote, consentendo in questo modo di poter usufruire di una spaziatura intensiva delle file di coltivazione. Fortier sostiene che con questo metodo di coltivazione, che consente la pianificazione del suolo e la rotazione delle colture, viene aumentata l’efficienza aziendale.

La permacultura valorizza le qualità intrinseche di piante e animali, unite alle caratteristiche naturali dell’ambiente e alle peculiarità delle infrastrutture al fine di creare – in città e in campagna – sistemi in grado di sostenere la vita utilizzando la minor superficie di terreno.[2]

Gli ortaggi vengono coltivati nelle aiuole permanenti ed una piccola parte nella serra, che è anche adibita a semenzaio. Nella serra le 30 “raised-beds”, costruite utilizzando legno di recupero, accolgono ortaggi ed anche piante di zenzero e curcuma. Coltivate ed accudite nella simmetria delle aiuole rialzate, le diverse  varietà sono vicine le une alle altre. In questo luogo i colori, le forme, gli odori, il silenzio ti trasportano in un’altra dimensione dove il tempo rallenta. Giorgia ha avuto modo di conoscere e sperimentare questa tecnica di coltivazione in Irlanda, durante un periodo di volontariato agricolo.

Giorgia effettua la vendita in azienda di erbe, ortaggi, frutta, per un passaggio diretto dall’orto alla nostra tavola offrendoci il vantaggio della garanzia di freschezza e qualità del prodotto.

Le verdure sono molto importanti per una dieta equilibrata per il loro apporto di vitamine, sali minerali ed il basso contenuto calorico. Ci sono molti ricettari e riviste specializzate che possono offrirci dei validi suggerimenti per utilizzarle nel modo migliore secondo la loro stagionalità. Giuseppe Maffioli ,noto gastronomo veneto, parlando delle erbe nel suo libro “La Cucina Trevigiana” inizia in questo modo il capitolo:

Anche la primavera ha le sue consolazioni gastronomiche, e il periodo di quaresima purificatore, permette molte scelte di sapori attingendo a ciò che fornisce la rinascente natura, nella ricchezza della campagna.”

Se non abbiamo la possibilità di coltivare quello che mangiamo dobbiamo quantomeno assumerci la responsabilità di “restituire centralità al cibo” perché, come afferma Carlo Petrini,

“… il cibo sarà la chiave per riprenderci le nostre vite. Una scommessa che si giocherà su scala mondiale, a tutti i livelli e a tutte le latitudini, indipendentemente dalla ricchezza, dalla ruralità dei territori e dalla quantità e tipologia degli alimenti che vi si producono.[3]

Le comunità locali del cibo producono e consumano in modo sostenibile, i cittadini diventano co-produttori ed assieme agli agricoltori costruiscono una rete sinergica allo scopo di favorire le produzioni locali che si avvalgono di pratiche agricole rispettose di territorio ed ambiente. Il contadino riceve il giusto compenso per il suo lavoro ed ha la sicurezza di vendere direttamente, senza intermediari, la sua produzione, chi acquista sa di poter consumare degli alimenti sani, con buone caratteristiche organolettiche, che derivano da azioni che non mettono a dura prova il delicato ecosistema del pianeta. Quindi “Giusto cibo, giusta azione, giusta consapevolezza”[4].

 …..questo cibo si rivela per quello che è: non una mera cosa, ma una rete di rapporti tra un numero di esseri viventi, umani e non umani, tutti dipendenti gli uni dagli altri e tutti in ultima analisi radicati nel terreno e nutriti dalla luce del sole…[5]

Giorgia afferma che è opportuno, per le piccole aziende locali, instaurare relazioni basate sulla reciproca fiducia e collaborazione con le CSA “Comunità di Supporto all’Agricoltura” e con i GAS “Gruppi di Acquisto Solidale”. L’economia locale è in grado di offrire molteplici vantaggi; nelle filiere corte, ad esempio, gli alimenti non sono costretti a lunghi viaggi prima di arrivare nel punto vendita ed in questo modo si limitano le emissioni di CO2 e si riducono gli inquinamenti dovuti al trasporto. La filiera corta valorizza i prodotti locali ed il patrimonio della biodiversità: il valore delle differenze e la ricchezza della varietà.

Una alimentazione sana è un diritto che dovrebbe essere garantito. “Secondo l’Istat, nel 2013 in Italia sono state distribuite 118.000 tonnellate di fitofarmaci tra fungicidi, insetticidi, diserbanti. Stiamo parlando di circa 2 chili per ciascuno dei 60 milioni di italiani, che in parte arrivano direttamente nel nostro piatto con i residui sui prodotti ortofrutticoli (più quelli di importazione), in parte si degradano una volta dispersi nell’ambiente, ma in parte – quando si tratta di sostanze persistenti – si accumulano nell’acqua di falda e nei suoli, entrando nella catena alimentare attraverso foraggi e pesci.”[6]

Viviamo in una situazione di emergenza che richiede una presa di coscienza collettiva; i problemi sono complessi ed interconnessi, se vogliano evitare la catastrofe e ricostruire il rapporto fra l’uomo e la terra dobbiamo impegnarci per consentire l’avvio di un nuovo modello di sviluppo, “… una agro-ecologia al servizio degli uomini e non al servizio di un pugno di agroindustriali …” come sostengono anche Lydia e Claude Bourguignon nel loro “Manifesto per un’agricoltura sostenibile”.

Giorgia Tonon, come molti altri giovani contadini, ha scelto di condurre la sua azienda con pratiche agricole  produttive non inquinanti, che custodiscono e curano la terra salvaguardando la biodiversità, recuperando e stimolando la fertilità dei suoli agricoli aiutando i processi biologici anche con la distribuzione del  compost, materiale ricco di humus e anche argilla, sabbia e sostanze nutritive.[7]

Noi tutti sappiamo che questo tipo di  economia è imprescindibile per un futuro migliore. E ciò non significa una chiusura o un voler restare con in piedi nel passato. I vostri piedi sono ben piantati sulla terra, il vostro sguardo è rivolto verso gli altri. E’ attento a tutto ciò che può migliorare la terra.”[8]

Sarà compito del cittadino co-produttore visitare queste realtà territoriali, conoscerle e fare in modo di contribuire alla loro diffusione per consentire che la sovranità alimentare locale diventi per tutti il nuovo paradigma, il cammino di una nuova democrazia dove nessuno si deve sentire escluso.

 

Antonella Pianca

 

Fotografie di Antonella Pianca ©2020

Per approfondire:

  • Jean-Martin Fortier, Coltivare bio con successo – Orticoltura bio-intensiva per piccole aziende, Editrice Aam Terra Nuova srl, Firenze (FI), 2018
  • Masanobu Fukuoka, La Rivoluzione del filo di paglia – Un’introduzione all’agricoltura naturale, Quaderni d’Ontignano –Libreria Editrice Fiorentina sas, Firenze (FI), 2008
  • Giuseppe Maffioli, La cucina trevigiana, Franco Muzzio & C. spa, Padova (PD), 1983
  • Luca Mercalli, Non c’è più tempo – Come reagire agli allarmi ambientali, Giulio Einaudi Editore, Torino (TO), 2018
  • Bill Mollison e Reny Mia Slay, Introduzione alla permacultura, Editrice Aam Terra Nuova srl, Firenze (FI), 2007
  • Carlo Petrini, Terra Madre – Come non farci mangiare dal cibo, Giunti Editore, Milano & Slow Food Editore, Bra (CN), 2009
  • Michael Pollan, In difesa del cibo, Adelphi Edizioni spa, Milano (MI), 2009

 

[1] La permacultura, la cui parola deriva dalla contrazione dei termini “agricoltura” e “cultura permanente”, è una disciplina che nasce in Australia, nella metà degli anni settanta, da Bill Mollison e David Holgren per lo sviluppo di un sistema agricolo sostenibile, naturale ed ecologico, un sistema organico umano.

[2] Bill Mollison e Reny Mia Slay - Introduzione alla permacultura

[3] Carlo Petrini - Terra Madre – Come non farci mangiare dal cibo

[4] Masanobu Fukuoka - La Rivoluzione del filo di paglia

[5] Michael Pollan - In difesa del cibo

[6] Luca Mercalli - Non c’è più tempo – Come reagire agli allarmi ambientali

[7] Bill Mollison e Reny Mia Slay - Introduzione alla permacultura

[8] Carlo Petrini - Terra Madre – Come non farci mangiare dal cibo

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